venerdì 5 febbraio 2016

Michelangelo fu uno degli artisti più longevi e che riuscì a portare avanti la sua attività fino a pochi giorni prima di morire, alla veneranda età di 88 anni. Grazie all'utilizzo dei suoi strumenti, martello e scalpello, fu più forte della sua malattia alle mani: soffriva infatti di artrosi. Questa scoperta è stata possibile grazie allo studio di alcuni ritratti dell'artista, dove ci vengono mostrate le mani deformate. Lo studio è opera di Davide Lazzeri, chirurgo estetico della Casa di Cura Villa Salaria a Roma, Marco Matucci-Cerinic, reumatologo dell'Università di Firenze e Donatella Lippi, esperta di storia della medicina dello stesso ateneo.
(www.intoscana.it)
Particolari dei ritratti di Jacopino del Conte del 1535, di Daniele da Volterra del 1544 e di Pompeo Caccini del 1595, quest'ultimo realizzato quindi postumo.


Il 5 febbraio 1700 moriva a Roma il presbitero e orientalista toscano Ludovico Marracci. Nato a Torcigliano di Camaiore, nel 1627 entrò a far parte della Congregazione dei chierici regolari della Madre di Dio. Gli vennero conferiti numerosi incarichi sia didattici che comunitari, come maestro dei novizi, prefetto dei giovani, rettore. Nel 1629 si recò a Roma presso il collegio di Santa Maria, dove approfondì la conoscenza del greco e delle lingue semitiche e imparò da autodidatta la lingua araba. Rientrò a Lucca nel 1638 per insegnare grammatica e retorica. Da questa esperienza nacque l’idea di scrivere il Primo corso della grammatica della lingua latina, pubblicato a Lucca nel 1646 opera dedicata alla didattica del latino ai bambini. Tradusse inoltre in latino numerosi testi di autori cristiani dedicati a Maria. Nel 1645 tornò a Roma, dove venne inserito dal papa Innocenzo X nella commissione incaricata di tradurre in arabo la Bibbia. Fu anche artefice della versione in latino del Corano, nel 1698.


giovedì 4 febbraio 2016

Il 4 febbraio 1483 nasceva a Firenze il pittore Ridolfo del Ghirlandaio, figlio del celebre Domenico del Ghirlandaio.
Formato nella bottega di Fra Bartolomeo il giovane talento, nel giro di pochi anni, già affrescava la Cappella dei Priori a Palazzo Vecchio e affiancava Pontormo nella decorazione della Cappella dei Papi in Santa Maria Novella.
Collaborò con il pittore veneziano Battista Franco in occasione della preparazione degli apparati effimeri per nozze di Cosimo de' Medici con Eleonora di Toledo, avvenute nel 1539. 
Vasari attesta a tal proposito che fu chiamato a realizzare 
“nell’arco trionfale della porta al Prato, alcune storie de’ fatti del signor Giovanni padre del duca Cosimo”.

Ritratto di Cosimo I de' Medici in giovane età

Ritratto di Domenico Pagni

Ritratto di giovane donna

Ritratto di un orefice

mercoledì 3 febbraio 2016

Il 3 febbraio 1885 nasce a Tunisi il pittore Moses Levy. A dieci anni, per motivi di salute della madre, si trasferisce in Italia.
Nel 1900 si iscrive all'Istituto di Belle Arti di Lucca e trova come compagno di studi Lorenzo Viani, con cui frequenterà anche i corsi della Scuola di Nudo dell'Accademia di Belle Arti di Firenze tenuti dal pittore Giovanni Fattori.
Levy si appassiona alla grafica ed entra in contatto con il gruppo di artisti dediti alla litografia, al disegno e all'acquaforte, che si riunisce al Caffè Bardi di Livorno. Nel 1907 viene invitato alla Biennale di Venezia, dove espone alcune incisioni. Il legame con la sua terra d'origine sarà sempre molto forte, tanto che vi ritornerà spesso e ne assimilerà le tinte forti allontanandosi dalla formazione toscana. Nel 1911 organizza la prima mostra personale alla Camera di Commercio di Tunisi. Compie numerosi viaggi in Europa, fermandosi più volte a Parigi dove riesce anche a esporre nel 1932.
A seguito delle leggi razziali, Moses Levy lascerà l'Italia, rifugiandosi prima a Nizza e in seguito a Tunisi. Tornerà in Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, prima a Parigi e poi a Firenze; dal 1961 si trasferisce a Viareggio, dove rimarrà fino alla morte.

Ragazza sulla spiaggia di Viareggio, Lucca, Collezione d'Arte Lorenzo Pacini

Spiaggia e figure a Viareggio, 1921

Spiaggia, 1954. www.farsettiarte.it

Due bagnanti in riva al mare con il parasole, 1916

L'ombrellone bianco, 1919

martedì 2 febbraio 2016


La statua del Giambologna di Ercole e il Centauro Nesso oggi sotto la Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria, in origine si trovava nel quadrivio del Canto dei Carnesecchi (via Rondinelli, via Cerretani, via Panzani e via dei Banchi).
Si trattava di un incrocio molto importante poiché era un percorso obbligatorio per le carrozze, che dalla residenza granducale di Palazzo Pitti volevano arrivare alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Nel 1812 il gruppo scultoreo fu spostato sotto la Loggia dei Lanzi.





Il 2 febbraio 1532 nasceva a Cremona la pittrice Sofonisba Anguissola. Viene ricordata come una delle prime esponenti femminili della pittura europea.
Frequentò col fratello Asdrubale le botteghe di Bernardino Campi e del Sojaro, entrando poi nel monastero di San Vincenzo a Mantova. Prima di sette figli, aveva cinque sorelle e un fratello, tutti divenuti artisti o letterati (Elena, Lucia, Europa e Anna Maria furono pittrici; Minerva insegnante di latino e scrittrice; Asdrubale musicista). 
Sofonisba fu una delle protagoniste della vita artistica delle corti italiane ed ebbe una fitta corrispondenza con i più famosi artisti del suo tempo. 
La corte fiorentina, già in pieno Rinascimento, aveva iniziato a riunire attorno a sé molte maestranze artistiche fiorentine, toscane e forestiere, che raggiunsero vertici di eccellenza. 
Pare che la pittrice Sofonisba Anguissola avesse donato al duca Cosimo un disegno di sua mano, che doveva essere conservato nel libro dei disegni del Vasari, un disegno“nel quale erano finti in un canestro certi gamberi, uno dei quali morsicando la mano ad un fanciullo le cagiona dirottissimo pianto, e muove a riso una vaga donzella, che ivi presente si trova. Qual disegno, pervenuto poi nelle mani di Giorgio Vasari, fu da lui posto nel suo Libro fra quelli dei più pregiati maestri”.
Caravaggio vide sicuramente questo disegno e gli servì da ispirazione per una delle sue celebri opere, Ragazzo Morso dal Ramarro, di cui una versione è conservata alla Fondazione Longhi di Firenze.
Sofonisba ebbe grande considerazione anche alla corte di Filippo II di Spagna, dove fu la ritrattista ufficiale della famiglia reale. Si trasferì in Sicilia dopo il matrimonio con un nobile, Fabrizio Moncada, ma, dopo la morte di quest'ultimo, durante il viaggio di ritorno verso Cremona, conobbe Orazio Lomellini, nobile genovese, che sposò in seconde nozze a Pisa nel 1579. Tornò verso la fine della sua vita a Palermo col marito, dove incontrò Antoon Van Dyck, suo sostituto ritrattista alla corte di Spagna.

Autoritratto, 1554, Vienna, Kunsthistorisches Museum
Bernardino Campi che ritrae Sofonisba Anguissola, 1559 ca., Siena, Pinacoteca Nazionale

Donna anziana che studia l'alfabeto con una ragazza che ride, anni '50 del Cinquecento, Firenze, Galleria degli Uffizi


Ritratto di profilo di una giovane donna, San Pietroburgo, Ermitage


Fanciullo morso da un granchio, 1554 ca., Napoli, Museo di Capodimonte
Caravaggio, Ragazzo morso dal ramarro, 1595-1596, Firenze, Fondazione Longhi. Si nota bene lo strettissimo legame col disegno di Sofonisba.

Ritratto delle sorelle che giocano a scacchi, 1555, Poznan, Muzeum Narodowe

lunedì 1 febbraio 2016

Il 1°febbraio 1370 nasceva ad Arezzo l'umanista e politico Leonardo Bruni, detto Leonardo Aretino. Segretario apostolico a Roma, fu anche cancelliere della Repubblica fiorentina dal 1427 fino alla morte, nel 1444. Fu un importante e preciso traduttore di Demostene, Eschine, Senofonte, Plutarco, Platone, Aristotele, et al. Scrisse la Vita di Dante e una del Petrarca e in volgare lasciò orazioni e scritti minori. Sue opere storiche sono i "Rerum suo tempore gestarum commentaria" (1440-41) e gli "Historiarum florentini populi libri XII" dalle origini al 1404, la prima vera storia di Firenze per l'uso adeguato delle fonti: tradotta in italiano da Donato Acciaiuoli, ebbe larga diffusione nel Rinascimento. Importantissimo anche il suo epistolario, in 8 libri.
Si inserì inoltre nel dibattito sulla questione della lingua, che verteva sul problema di quale utilizzare nella penisola italiana. Egli fu tra quelli a favore dell'uso del volgare, come si riscontra nel dialogo Ad Petrum Paulum Histrum, nel quale due umanisti del periodo, Coluccio Salutati e Niccolò Niccoli, esponevano il loro punto di vista: il primo asseriva che il volgare sarebbe stato degno solo se regolamentato da assiomi linguistici precisi, il secondo proponeva una visione ancora più radicale, arrivando a giudicare tre fra i principali letterati italiani - Alighieri, Petrarca e Boccaccio - poco più che degli ignoranti. L'autore difendeva questi ultimi, riconoscendo la grandezza delle loro opere, invece di giudicarli in base alla lingua che usavano.


Leonardo Bruni

Bernardo Rossellino, Monumento funebre di Leonardo Bruni nella basilica di Santa Croce a Firenze, 1450